Chiesa SS. Pietro e Andrea

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Chiesa SS. Pietro e AndreaCome si può leggere nella lapide posta accanto alla cappella del SS. Sacramento, la prima pietra dell'edificio fu posta il 22 Maggio del 1327 dal legato apostolico di Giovanni XXII, cardinale Giovanni Gaetano Orsini, Diacono di san Teodoro. Il cardinale si trovava in quei giorni a transitare "nella strada antiqua in pede coste de Trequanda" che era stata risistemata dai "viarii" di Siena nel 1314 perché era stata rovinata da infiltrazioni d'acqua in località "Troscia" e "Collegarli". Il cardinale venne a Trequanda percorrendo questa strada restaurata dai senesi.

Probabilmente si trattò di un ampliamento di un edificio sacro molto più antico, come si può supporre dalla peculiarità strutturale e decorativa della facciata di chiaro periodo romanico e come si evince dalle antiche cronache: qui probabilmente sorgeva già nel XII secolo un tempio dedicato alla Madonna, "Chiesa di Santa Maria entro le Mura", che già nel 1275 aveva acquisito i diritti plebanali dell’antica Pieve di S. Andrea in Malcenis, posta in  aperta campagna.

 L’originale facciata della Chiesa è costruita alternando conci di travertino e di pietra tufacea, a forma di scacchiera; al centro il grande rosone con vetrata a mosaico riproduce il volto della Beata Bonizzella; a sinistra e a destra del rosone una finestra a losanga romboidale e una a forma di croce. Il portale è fiancheggiato da due colonnine a spirale. In alto sono visibili archetti pensili a schiera, elementi di derivazione longobarda. Nel braccio destro del transetto si trova un altro piccolo portale con la lunetta scolpita con simboli cristiani.

 Il campanile a forma quadrangolare termina con una piramide; delle quattro campane la più antica risale al 1395.

 L'interno della Chiesa è a croce latina a unica navata. Il soffitto, originariamente a capriate lignee, venne realizzato nel 1875 a volte a vela con pennacchi sorretti da archi acuti impostati su paraste, mentre sono originali le volte a crociera, costolonate in mattoni, del transetto. 

L’edificio racchiude opere di notevole valore artistico.

Una di queste è la splendida urna lignea, ricca di cornici, sottoquadri, cartelle e ornamenti scolpiti a bassorilievo, in noce lumeggiato ad oro, lavoro di arte senese del 1500, che racchiude le spoglie della Beata Bonizzella Cacciaconti, nobildonna della potente ed antica famiglia dei feudatari ghibellini che governarono le nostre terre. Sposa di Naddo Piccolomini, guelfo senese, concluse la sua vita, rimasta vedova, nella bella fattoria di Belsedere, dedicandosi alla preghiera e alla carità. Dopo una serie di vicissitudini miracolose il suo corpo fu traslato sull’altare maggiore della Chiesa e qui è da secoli venerata; a lei il popolo trequandino è legato da incorrotto affetto e salda fede. Due distici raccontano quest'affidamento della nostra terra alla Beata e invitano il pellegrino a pregarla: "Hac, ubi depositum Bonizellae conditur, urna si pius, etheream posce, viator, opem" - "Pellegrino, se sei pio, invoca l'aiuto divino di quest'urna dove sono deposte le sacre spoglie di Bonizzella". Nel mese di Maggio ricorre la festa liturgica della Beata.

 

La Chiesa conserva poi il Trittico di Giovanni di Paolo di Grazia (1399-1482); posto sull'altare maggiore, raffigura la Madonna in trono con Gesù Bambino, san Clemente papa, san Sebastiano martire, san Bernardino da Siena genuflesso e altri santi; l'opera appartiene al "periodo delle belle Madonne di Giovanni di Paolo";

Piccolo capolavoro d’arte è la tavola ad olio della piccola urna contenente le spoglie del Beato Guido, nipote o figlio della Beata Bonizzella; l'urnetta è sul lato sinistro del transetto; sopra il bellissimo crocifisso ligneo del XVIII secolo;

sul lato destro del transetto è conservato il bel gruppo di terracotta colorita rappresentante la Madonna del Carmine con il Bambino attribuita ad  Andrea Contucci detto il Sansovino (1460-1529); la bellissima Madonna che sorregge e accarezza il piccolo Gesù, con lo sguardo perso e triste, ha in testa un fazzoletto bianco con le frangette; opera di rara bellezza, incanta il visitatore ed invita alla contemplazione;


 

l'affresco dell'Ascensione di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma (1477-1549), suggestivo e in certe parti quasi trasgressivo, si trova sul lato sinistro della navata; (particolare nell'immagine)

segue  l'affresco del raro pittore umbro Bartolomeo da Miranda (sec. XV) con la Madonna in trono che allatta il Santo Bambino e i santi Caterina d’Alessandria, Maria Maddalena, Giovanni Battista, Bernardino da Siena, ritratto senza aureola; l'affresco è particolare perché, oltre ad essere "firmato", riporta in basso questa scritta: "queste figure ha facte fare certe donne de Trequanda"; un affresco votivo delle donne trequandine per chissà quale grazia ricevuta;

 sempre sul lato destro si trova la tela della Madonna del Rosario contornata da santi, (sec. XVII) di scuola senese; il gruppo sembra occupare una sorta di palcoscenico con il sipario aperto che offre la vista di uno spicchio di paradiso (sec. XVII); la cornice della tela è originale e molto raffinata e nella parte inferiore della tela si vedono i misteri del Rosario;

su una colonna del lato sinistro della navata c'è l'affresco raffigurante Sant'Agata di scuola senese (XV sec.) con in mano il segno del martirio; questa è l'unica colonna rimasta affrescata;

nella settecentesca cappellina del Santissimo Sacramento si trova la bella statua lignea di sant'Antonio da Padova, secolo XVIII;

l'organo a canne del 1840, posto nel coro sopra l'abside, completo ed originale in ogni sua parte, conclude la breve ed incompleta rassegna dei tesori conservati nella Chiesa parrocchiale di Trequanda.








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